Il foglio scivolò davanti agli occhi di Réka, cadendo sopra il suo strascico insudiciato. La cifra in grassetto sembrava brillare sotto il sole pomeridiano come una sentenza inappellabile. Réka guardò Anna con un’espressione quasi supplichevole, la voce ridotta a un filo roco: «Anna… per favore. Tu hai i soldi della liquidazione dell’ufficio. Aiutami… è la nostra famiglia, siamo sorelle. Non puoi lasciarmi marcire nei debiti…»

Anna ripose con cura l’atto di proprietà nella sua borsa a tracolla, chiuse la cerniera e sollevò lo sguardo verso la facciata della villa in affitto, dove gli addetti cominciavano già a sgonfiare i palloni bianchi e a ritirare le tovaglie intonse.

«Siamo state sorelle fino al momento in cui hai deciso che la tua apparenza valeva più della mia vita,» disse Anna con voce ferma. «Hai voluto il palcoscenico, Réka. Ora paga il prezzo dello spettacolo.»

Senza aggiungere altro, Anna si voltò e si incamminò lungo il sentiero ghiaioso, oltrepassando il cancello spalancato senza mai voltarsi indietro. Sentiva alle sue spalle le suppliche disperate della sorella trasformarsi lentamente in nuovi singhiozzi e imprecazioni, ma per la prima volta dopo anni di silenziose rinunce, il peso che le gravava sul petto era svanito, lasciando spazio a una quieta, implacabile libertà.

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