Alejandro non distolse lo sguardo da Valeria; i suoi occhi, solitamente calmi e impenetrabili, erano ora fessure di ghiaccio tagliente.

«Un incidente?» mormorò Alejandro. La sua voce non era urlata, ma caricata di una ferocia trattenuta che si propagò attraverso i microfoni ancora aperti lungo la balconata, facendo ammutolire persino i sussurri più lontani. «Ho visto le tue mani spingere mia madre mentre guardavi se qualcuno ti stesse osservando. Non c’è alcun matrimonio, Valeria. Per me non sei mai esistita.»

Valeria barcollò all’indietro, schiacciata dal peso degli sguardi accusatori e dal bagliore impietoso di decine di smartphone puntati sul suo viso stravolto dal terrore. Mosse le labbra per implorare pietà, ma Alejandro alzò semplicemente una mano verso il capo della sicurezza privata.

«Trattenetela nell’ufficio di sicurezza al piano terra e consegnate tutti i filmati delle telecamere a circuito chiuso direttamente alla polizia», ordinò con voce ferrea. «Nessuno toccherà le prove. E assicuratevi che non lasci l’edificio.»

Due guardie imponenti afferrarono Valeria per le braccia nude, trascinandola via mentre la seta bianca del suo strascico strisciava miseramente sul pavimento cosparso di champagne e frammenti di vetro.

Alejandro si voltò immediatamente verso la madre. La signora Elena tremava convulsamente, con il respiro spezzato e la pelle diafana, aggrappata al bavero dello smoking del figlio. Ma quando Alejandro fece per sollevarla per portarla verso la sala medica d’emergenza, Elena indicò con la mano debole la figura accasciata contro la balaustra.

«Lei… Alejandro… salva prima lei…» mormorò l’anziana donna con un filo di voce. «Ha rischiato la vita per me… non lasciarla lì…»

Alejandro si inginocchiò accanto a Rosa. La giovane cameriera era rannicchiata contro il parapetto di vetro, ansimante per lo sforzo sovrumano. Le sue mani, tagliate dal bordo affilato della ringhiera e lacerate dalla presa disperata sul tessuto pesante dell’abito, grondavano sangue sul marmo lucido. La divisa nera da servizio era strappata all’altezza delle spalle, rivelando lividi scuri che già cominciavano a formarsi lungo le clavicole per la pressione dell’impatto.

«Guardami», le disse Alejandro con una delicatezza che nessuno dei presenti gli aveva mai visto mostrare.

Rosa alzò lentamente gli occhi castani, velati di lacrime ma ancora straordinariamente lucidi e dignitosi.

«Come ti chiami?» le chiese lui, togliendosi la giacca sartoriale per coprirle le spalle tremanti.

«Rosa… signore», rispose lei con un soffio, mentre il dolore pulsante alle dita le toglieva il fiato. «Rosa Morales.»

«Rosa, non muoverti. Ti prometto che da questo momento in poi nessuno potrà farti del male.» Alejandro prese con infinita cautela i suoi polsi sanguinanti tra le proprie mani, voltandosi verso il medico privato della famiglia che stava accorrendo a grandi passi. «Dottor Santoro, portatela immediatamente nella suite presidenziale insieme a mia madre. Voglio la migliore équipe medica della città qui entro dieci minuti. Se quelle mani subiscono danni permanenti, ne risponderete personalmente.»

Nelle ore successive, mentre la notizia del tentato omicidio al vertice della Montalvo Enterprises scuoteva i notiziari finanziari e la stampa scandalistica di tutto il mondo, il 75º piano del grattacielo si trasformò in una fortezza silenziosa.

Nella camera della suite, Rosa sedeva sul bordo di un divano di velluto con le mani accuratamente fasciate e medicate. Si sentiva completamente fuori luogo in mezzo a stucchi dorati e opere d’arte inestimabili, ancora vestita con la gonna della sua divisa logorata. Quando la porta si aprì, apparve Alejandro. Si era tolto la cravatta e la camicia era sbottonata sul collo; sul suo volto tirato si leggevano la stanchezza e la gravità di decisioni irrevocabili appena prese.

«La polizia ha formalizzato l’arresto di Valeria», disse Alejandro fermandosi davanti a lei. «Le telecamere dell’angolo nord hanno registrato ogni secondo. Voleva l’eredità, voleva il controllo della fondazione di famiglia che mia madre non le avrebbe mai affidato. Pensava che l’altezza avrebbe cancellato ogni traccia.»

Rosa abbassò il capo. «Mi dispiace tanto per quello che è successo, signor Montalvo. Io… ho fatto solo quello che chiunque avrebbe fatto.»

«Nessuno lo ha fatto», la interruppe Alejandro con tono fermo, sedendosi sulla poltrona di fronte a lei per guardarla dritta negli occhi. «C’erano trecento persone d’alto rango su quella terrazza: banchieri, magistrati, parenti stretti. Tutti sono rimasti a guardare. Tu eri l’unica disposta a cadere nel vuoto per salvare una sconosciuta.»

Fece una breve pausa, posando sul tavolino una cartella di cuoio scuro.

«Mia madre mi ha chiesto di dirti che non potrà mai ripagarti con del semplice denaro, e io sono d’accordo con lei. Ma il tuo lavoro da cameriera finisce oggi. Ho verificato la tua scheda del personale dell’agenzia di catering: studi economia e gestione d’impresa la sera, e mantieni tua sorella minore mandando avanti due impieghi precari.»