«Credeva di meritare tutto,» disse Isabella con voce piatta, priva di tremito. «Il nome dei Moretti, l’impero, il marito perfetto, la bambina perfetta. Nostro padre mi ha ripudiata fin dal giorno in cui sono nata, mentre Anna ha avuto ogni privilegio. Perché lei doveva avere la luce e io l’ombra?»
«Sei un mostro,» ringhiai, la voce spezzata dall’odio puro.
«Ero a tanto così dal completare l’opera, Gabriel,» continuò lei, facendo un cenno verso Lily, che si rannicchiava dietro la mia gamba stringendo il lembo della mia giacca. «La bambina doveva solo finire in un collegio in Svizzera lunedì prossimo, lontano dai tuoi occhi. Tu eri così accecato dal voler darle una madre che avresti accettato qualunque cosa ti suggerissi.»
Lily scoppiò in un singhiozzo disperato: «Papà… non mandarmi via!»
Mi abbassai, presi mia figlia tra le braccia e la sollevai contro il mio petto con una forza feroce e protettiva. «Nessuno ti porterà mai via da me, Lily. Mai. Nemmeno per un giorno.»
Poi premetti il pulsante dell’interfono posto sulla parete accanto alla porta interna.
«Marco,» dissi con fermezza glaciale. «Chiudi tutti i cancelli della tenuta. Fai entrare la scorta nell’atrio e chiama immediatamente il procuratore federale Miller. Digli che abbiamo il mandante, le prove forensi e le confessioni per l’omicidio di Anna Moretti.»
Isabella tentò di scattare verso la porta sul retro, ma prima ancora che raggiungesse la soglia, la porta di quercia si spalancò: quattro guardie di sicurezza in abito scuro bloccarono l’uscita, sbarrandole la strada con le armi già spianate.
Non le rivolsi più una sola parola. Non meritava nemmeno la mia rabbia, solo il gelo definitivo della giustizia.
Portai Lily al piano di sopra, lontano dagli occhi degli uomini che stavano immobilizzando sua zia per consegnarla alle autorità federali. Nella stanza di Anna, la luce della sera filtrava morbida attraverso le grandi finestre, illuminando il vecchio comò.
Mi sedetti sulla poltrona con Lily accoccolata sul mio grembo. Presi il fermaglio di perle che la bambina era riuscita a trovare prima che il caos esplodesse e glielo fissai con delicatezza tra i capelli scuri, così simili a quelli di sua madre.
«Andrà tutto bene adesso, tesoro,» le sussurrai, baciandole la fronte mentre sotto di noi si udivano le prime sirene della polizia fermarsi nel viale. «La mamma ci ha protetti ancora una volta.»






